15 maggio 1992 Carlo
Alberto aveva poco più di 16 anni
si esibì in una spassosissima imitazione di Carlo Verdone
ecco un video inedito che la mamma ci
ha permesso di pubblicare
Sono passati 11 anni, ma sembra ieri! Ecco, nel dire: “sembra
ieri!”, usiamo un’esclamazione molto comune, una parola che compare
spesso sulle labbra di chi guarda le fotografie ingiallite di un
tempo più o meno recente oppure ricorda qualcuno che non c’è più. Il
tempo e il destino sono crudeli. Ci portano via le persone
lasciandoci unicamente i ricordi. “Sembra ieri!” è un’espressione
che offusca una distrazione, che nasconde un disorientamento
temporale, ma anche un rammarico emotivo, un rimpianto per un tempo
passato che ha trainato con sé, nella sua incertezza, persone e
situazioni. “Sembra ieri!” condensa con chiarezza, il senso di
queste righe dedicate ad un ragazzo straordinario, dalla lucida
onestà intellettuale che abbiamo il dovere di non dimenticare:
“Carlo Alberto Furini”.
Non è mai facile ricordare una persona scomparsa senza cadere nella
retorica e nello scontato. Ci sono però casi dove è possibile
accettare di farlo; poco importa l’idea che altri possono farsi di
te, quello che conta è ciò che si sente. Questo, sono convinto, è
uno di quei casi. La notizia della sua repentina morte, nonostante
fosse prevista, colpì ed appesantì il cuore di tutti. Nessuno voleva
credere a quanto era accaduto. Al di là della sua giovane età,
sembrava irrazionale che fossimo privati della presenza di una
persona, di un educatore, così caro ed amato che, con pazienza,
tenacia, mitezza, garbo e rispetto sapeva, in modo attento,
coinvolgere e incoraggiare tutti: ragazzi, giovani, educatori e
sacerdoti.
Un vero dono per la nostra comunità. Il cuore e il cervello di tutti
sembrava non volesse accettare la drammaticità dell’evento; morire a
poco più di vent’anni è triste e riempie di dolore.
Una giovane vita spezzata è sempre fonte di grande sofferenza. Carlo
Alberto è stato un giovane di grande sensibilità, che sognava non
solo con la fantasia ma anche attraverso una ricerca spirituale. Si
era inserito nell’oratorio e nella parrocchia con rispetto e al
contempo riuscì a far crescere il gruppo de “La Panchina” nell'unità
e nell’umiltà insegnando a tanti giovani che non è possibile
continuare a camminare nella fede indossando ancora le scarpe della
Prima Comunione.
E’ necessario maturare per diventare compiutamente ciò che tutti
siamo chiamati a diventare per dare un senso vero e completo alla
nostra vita.
Ricordare ora qualche tappa del suo breve cammino, di quella
giovinezza spezzata, della sua allegria che rimarrà aldilà delle
tristezze, spero ci possa aver aiutato a riportare alla memoria le
tante grazie che il Signore ha compiuto attraverso di lui. Il
ricordo di Carlo Alberto è cosi forte che continua a camminare con
noi. Il tempo passa ma non cancella.