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UN UOMO
STRAODINARIAMENTE UNICO
Un doveroso ricordo
di Mario
Dometti
12 gennaio 2000
Ripenso spesso alla
sera di Natale del 1999 quando sentii un bisogno irrefrenabile di
passare a salutarlo nonostante in quel momento, due dei medici che
l'hanno assistito, stessero praticandogli la trasfusione; nel
vedermi mi fece un sorriso particolare e prendendomi affettuosamente
la mano mi disse in dialetto: "Carghèm ol telefunì". E' stato
l'ultimo incarico che mi ha dato, ed oggi questo compito lo
interpreto come un invito a continuare ad essere presente come
collaboratore nelle attività della Parrocchia.
Sono stato, come scherzosamente ma non troppo gli dicevo sempre, "un
suo devoto suddito" per trentun anni; ero poco più che ventenne
quando don John arrivò a Sarnico e da allora mi ha sempre trattato
come un figlio e, come un buon padre, mi ha seguito con affetto
consigliato elogiato e perché no, qualche volta anche rimproverato.
In tanti anni passati con lui numerose sono i fatti che potrei
raccontare e siccome so che, all'uomo in nero con coppola, piaceva
il mio modo di scrivere cercherò, per quanto possibile, di mantenere
il mio stile anche in questa speciale occasione riferendovi alcuni
episodi particolarmente simpatici che lo hanno avuto come
protagonista, lasciando ad altri il compito di ricordarlo per la sua
rilevante attività pastorale e sacerdotale.
Uno dei più recenti
avvenne nel corso dello spettacolo "Auguri bravamente" quando,
durante una sua incursione sul palcoscenico, fingemmo di passargli
in diretta una telefonata del Papa che da Roma voleva porgergli gli
auguri per i suoi trent'anni di attività pastorale a Sarnico. Rimase
un momento confuso e perplesso nel sentire la voce di Giovanni Paolo
II, ma scoppiò in una fragorosa risata quando il buon Luciano
Giozani che, con un microfono, dalle quinte imitava la voce di Sua
Santità disse "…Grazie Don Giovanni per i tuoi trent'anni di
pastorizia a Sarnico in provincia di Atalanta."
Un episodio particolarmente simpatico (confermato dalla foto sotto)
lo vide protagonista il 15 gennaio 1998 nel corso della consegna dei
S. Mauro d'oro. Premetto che da giorni meditavo la cosa e sono stato
incerto fino all'ultimo minuto se attuarla o meno, non tanto perché
avessi timore che il Parroco si insolentisse, era sicuramente
superiore a queste cose, ma per la deferenza nei confronti della
persona e per quello che rappresentava. Al termine della consegna
delle medaglie d'oro sul palcoscenico erano rimasti oltre al
sottoscritto, il Sindaco Tambuscio e don Giovanni: l'atmosfera era
gradevolmente festosa dovuta anche ad alcune battute simpatiche
proferite dal Parroco stesso. Capii che il momento era adatto per
mandare a effetto il mio scherzo. Estrassi dalla tasca interna della
giacca un bellissima stecca di zucchero filato e porgendola al
Parroco dissi: "E' per lei: le assegno il primo Tirapécio d'oro".
Risate a non finire dei presenti, Parroco compreso che, per nulla
scosso, scese tranquillamente in platea col suo tirapécio avvolto
nella carta velina e sorridendo cominciò a distribuire i pezzi
dell'… onorificenza appena ricevuta ai presenti.

Sempre allo Junior,
nel corso di un Saggio allievi pianisti, salì sul palcoscenico come
sempre per dire due parole a conclusione dello spettacolo. Prese il
microfono e cominciò a parlare; al termine del discorso mi si
avvicinò e me lo consegnò perché iniziassi le premiazioni; gli
dissi: "Grazie Parroco ma ho il mio", indicando in piccolo
radiomicrofono che tenevo attaccato al colletto della giacca. Lui
con l'ironia straordinaria che lo contraddistingueva mi rispose:
"Guarda che è mio anche quello".
Un mito!
Sicuramente la nostra
banda, era una delle cose che amava di più ed un episodio veramente
divertente avvenne appunto una sera di ottobre sul sagrato della
chiesa, di fronte alla canonica, durante un'esibizione del nostro
Corpo Musicale. Era quasi la fine di un concerto che si era
prolungato più del solito quando, per circostanze in un primo
momento imprecisate, venne a mancare la corrente. Buio completo sul
piazzale e, nonostante buona parte degli orchestrali, per quanto
possibile, continuassero a suonare senza vedere lo spartito, il
maestro fu costretto a sospendere l'esecuzione. Andai alla ricerca
dell'interruttore posto a fianco del palco: tutto però era in
ordine. Mi avviai allora verso la casa del Parroco in quanto, per
avere corrente, ci si era avvalsi del suo contatore. Giunto alla
porta d'ingresso le luci si riaccesero e Don John mi si avvicinò
ridendo, e nel dialetto bergamasco che con me usava spesso disse:
"So stàt me, ghie fam, è sicome chèi le i la finìa mia fò, o fat
scoldà la minestra nel padelì söl fornèl èlettric e ghè saltàt la
corènte".
Gita ad Assisi con Don
Michele & C.; Approfittando del ponte del 25 aprile decidemmo con
Don Michele di fare una tre giorni ad Assisi. La mia macchina
purtroppo era incidentata e quella di Don Michele non era (e non è)
affidabile per trasportare una persona, figuriamoci per quattro;
decisi allora di chiedere in prestito l'Alfa Romeo 'Andreina' al
Prèost.
Riuscii a convincerlo e partimmo; tutto bene finché la macchina era
in moto, quando però ci si fermava l'auto non ripartiva più e di
conseguenza don Michele l'obiettore Gigi ed un'altro amico dovevano
scendere a spingerla causa la rottura della batteria.
Tornati a Sarnico, parcheggiai nel garage del Parroco e, per il
momento, decisi di non dirgli nulla del problema. Alcuni giorni dopo
andai da Lui per ringraziarlo e per informarlo dell' inconveniente.
Come al solito partii da lontano e gli dissi "Ma Parroco quella
macchina li, non va molto bene…" la sua perentoria risposta fu "La
prossima olta te töèt so la tò!" Con un sorriso ironico mi chiese
della gita senza però mai fare cenno alla batteria che il giorno
precedente aveva fatto sostituire …a sue spese.
Concludo con un
episodio abbastanza inedito di pochi anni fa che evidenzia ancora la
singolare vena umoristica di quest'uomo meraviglioso. Con gli amici
della Crazy pensammo di inserire nell'annuale spettacolo natalizio
un filmato; una sorta di "candit camera" tanto per intenderci, che
avrebbe avuto come vittima un personaggio "eccellente" della
Parrocchia. L'attenzione di tutti noi fu rivolta verso il Prevosto
che, sicuramente, avrebbe accettato di buon grado lo scherzo.
Iniziammo alle due del pomeriggio di un sabato di dicembre: dovevamo
approfittare della luce per poter filmare la divertente scena.
Parcheggiammo una vecchia Golf nel piazzale dell'oratorio e il mio
patner Fabrizio Corna infilatosi nel vano bagagli fece uscire
all'esterno del bagagliaio stesso semichiuso il suo braccio. Il
colpo d'occhio era decisamente …particolare. Finalmente, dopo due
ore di appostamento, quando ormai non speravamo più, eccolo arrivare
in sella alla sua bici dirigersi verso il Meulì; Alla vista dell'
inerte braccio, per un momento rimase incerto sul da farsi; si
guardò intorno e dopo aver fatto un paio di giri nelle vicinanze
dell'auto si avvicinò alzò con cautela il bagagliaio dal quale
schizzò come una molla Fabrizio che, indicandogli con dito il
secondo piano delle aule di catechismo dalle quali stavo filmando
con la telecamera, gli disse: "Parroco lei è su scherzi …a prete".
Eloquente fu il gesto con la mano che mi rivolse. Ci salutò con la
solita cordialità e se ne andò con la sua inseparabile bici ridendo
e scotendo il capo. Il filmato fu trasmesso nel corso dello
spettacolo e, ricordo, ebbe un rilevante successo.
Mentre sto scrivendo questi simpatici episodi un improvviso sorriso
si manifesta sul mio volto e mi rendo subito conto però che tutto
questo accentua maggiormente l'infelicità per la perdita del nostro
don John e ancora una volta mi pervade la tristezza e la
consapevolezza di non poter più vedere, se non attraverso della
bellissima foto regalatami dalla cara signora Emilia, una persona
come Lui :un uomo straordinariamente unico.
Ciao Prèòst.
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